Superficie: ha.
964
Altitudine: mt. 389 slm
Popolazione: 1.222 abitanti
Lat. 45,6806
Long. 8,4088
E un piccolo,
tranquillo paese della provincia di
Novara, a m.t. 389 daltitudine, a
cui fanno da sfondo le colline, coltivate
a vigneti o boscose, dietro le quali si
intravedono alcune cime delle Prealpi e
delle Alpi. Ma la sua fama ha
oltrepassato i confini della provincia,
oltre che per i vino, anche per merito
del monumentale Santuario, opera insigne
dellarchitetto Antonelli, nel quale
si venera una miracolosa immagine del
Crocifisso.
Durante tutto lanno, specialmente
da Maggio a Settembre, il sacro luogo è
visitato da migliaia di pellegrini, che
vengono anche da molto lontano. Il centro
del comune si estende ai lati della
provinciale Prato Sesia / Borgomanero,
mentre un tempo si raggruppava intorno
alla chiesetta di San Gaudenzio, una
delle più antiche della zona,
attualmente racchiusa nel recinto del
Cimitero.
Ha diverse frazioni: Cascina
BellAria, Baraggia, Piano Rosa,
Borzighella, Ronchetto, Marello Fuino,
Santuario e Montalbano la più antica.
La fascia collinare dove anche Boca è
situata è stata una delle prime
località della zona ad avere
insediamento stabile di gruppi etnici,
dediti ad attività lavorative ed
agricole, quando ancora, sulla pianura
verso Novara e Vercelli , si estendeva
una grande foresta, con zone ricche di
vegetazione ed altre paludose, popolate
da una fauna abbondante, composta anche
da animali feroci di grossa mole, come
orsi cinghiali, stambecchi e cervi dalle
grandi corna.
I primi abitanti della zona furono i
Liguri, che si estesero in ampie zone
dellItalia settentrionale. Ad essi
subentrarono, nel V secolo A.C. i Celti,
tribù di origine Gallica, che
temporaneamente sconfitti e soggiogati
dalle legioni romane del console M.
Claudio Marcello, nel 222 A.C.
riacquistarono la libertà al tempo
dellinvasione di Annibale, nel 217
A.C. ed in seguito, si arresero
definitivamente ai Romani, quando
comandati da C. Mario, sconfissero e
sterminarono i Cimbri, popolazione
barbarica di origine germanica, che erano
calati nelle valli alpine. La decadenza
dellImpero Romano di Occidente e le
invasioni barbariche cancellarono tutti
gli sforzi dei tenaci colonizzatori
romani e le nostre terre furono invase da
orde fameliche di popolazioni rozze ed
incivili. Al loro passaggio rimanevano:
case distrutte, campagne spopolate,
raccolti devastati, terreni non più
fertili per lo spargimento di sale,
carestia e malattie. I contadini
atterriti per salvarsi fuggivano verso i
monti.
Una relativa tranquillità ritornò
attorno al 600 d.C. con lavvento
dei Longobardi che, divenuti padroni
indiscussi dellItalia
Settentrionale, si proposero di riportare
il lavoro nelle campagne rimaste per
molto tempo incolte. Non si sa molto del
periodo Medioevale, essendo andati
distrutti in un incendio sia
larchivio della Parrocchia che
quello del Comune, ma è logico che Boca
abbia seguito le vicende dellAlto
Borgomanerese.
Tutta la comunità comprende anche Muzano,
piccolo centro ora annesso a Maggiora, fu
alle dipendenze dei Conti di Biandrate
che nel 1217 la cedettero ai Vercellesi
che poi la concessero in feudo ai Signori
Gozzo, Ottone e Corrado di Biandrate. Al
principio del 1500 passò ad Anchise
Visconti di Aravano, Signore di Elogio
Castello e di Castelletto Ticino. Poi per
tutto il secolo XVI e oltre la metà del
XVII, venne palleggiata tra questa e
quella famiglia di feudatari, fino a
quando, con diploma del Gennaio 1697, ne
fu investito il Marchese Ferdinando
Rovida e a questa famiglia rimase per
tutto il restante periodo dellepoca
feudale, tanto che sullo stemma adottato
dal Comune, figurano tre ruote, emblema
del casato.
Dalle cronache dellAzario si
apprende che il paese era munito di un
castello, distrutto dai Ghibellini nel
1311, il luogo ove sorgeva si chiama
ancora regione Castello. Non rimangono
ruderi ad attestarne la precisa
ubicazione ma i viticoltori, nel fare gli
scassi per i loro vigneti, hanno
rinvenuto vari oggetti che testimoniano
la veridicità della notizia. Si può poi
ipotizzare che anche tutto il materiale
demolito sia stato utilizzato dai
contadini per costruire muretti a secco
nei vigneti e per le loro abitazioni.
Boca subì in seguito, la dominazione
spagnola ed austriaca, per poi passare
alla casa Savoia, salvo per la breve
parentesi della conquista napoleonica. La
popolazione, prima della seconda guerra
mondiale, era formata quasi
esclusivamente da contadini dediti
prevalentemente alla coltivazione della
vite. Poi lentamente col sorgere in paese
di qualche piccola industria, mineraria
per estrazione di argilla, con maggiore
comodità dei mezzi di trasporto i
giovani preferivano esercitare una
professione o un mestiere, piuttosto che
dedicarsi allagricoltura, molti
giovano hanno poi preso la via
dellespatrio in Francia, Svizzera
ed in America, lasciavano agli anziani
questa attività.
Fino alla seconda guerra mondiale la vite
nella nostra zona resisteva ancora, tutte
le colline erano quasi completamente
coltivate. Lo sviluppo industriale nel
Borgomanerese, la facilità dei mezzi di
trasporto, il lavoro meno faticoso e più
remunerativo ha attratto tutti i giovani
ed i vigneti sono stati abbandonati. Il
bosco ha preso il sopravvento,
lacacia ha invaso tutto il
territorio, cambiando anche il microclima
che si era instaurato nella nostra zona
collinare.
Ora, si registra un notevole ritorno alla
viticoltura con nuovi e più razionali
impianti. Ogni anno si vedono nuove
piantagioni, si spera di recuperare anche
nuova occupazione e qualche giovane
incomincia a coltivare la vite con le
caratteristiche richieste per la
produzione del vino D.O.C
La vinificazione è notevolmente
migliorata, la denominazione
dorigine ha dato un impulso alla
qualità del vino ed alle vendite oggi
più remunerative.
I nostri vigneti sono ora presenti
prevalentemente nella zona di Montalbano,
delle Piane, lungo la strada provinciale
della Traversagna (Boca - Grignasco)
inseriti nel Parco del Monte Fenera .
Boca e le sue origini (questo
testo e' tratto dal sito: http://www.chez.com/familledelboca/fsbocae.html
che si ringrazia )
Su una ramificazione di
colline dalle Alpi Pennine vanno
degradando e perdendosi nella pianura
novarese, in posizione ridente, per
grandiosità di ondulazioni, per amenità
di prospetti, per belleza di sinusità,
siede BOCA.
Il paese è fiancheggiato da due piccoli
torrenti che sgorgano dai colli
circostanti : quello che scorre verso sud
si chiama Riale e dopo breve corso si
unisce all'altro, di nome Strona (voce
derivata dal celtico, Stora, cioè fiume,
acqua, torrente, o Storen, che significa
muoversi con impeto, precipitarsi :
vocaboli che mantengono la significazione
dell'antica lingua teutone. Il nome è
puramente un appellativo generico :
infatti vi sono molti torrenti con questo
nome), che scende da nord. E' circondato
da incantevoli vigneti, ma più in su,
oltre i 500 metri, la collina è ancora
rivestita da folti boschi cedui, quasi a
completare l'aspetto di un grande
giardino che gli fa corona.
Boca è un piccolo comune in territorio
novarese, limitato a est dal comune di
Cureggio, a sud da Cavallirio, a ovest da
Prato Sesia e Grignasco, a nord-ovest da
Valduggia e a nord-est da Maggiora.
L'origine di Boca si perde e si confonde
con l'origine dei popoli che nei tempi
preromanici vivevano nelle regioni
attorno a Borgomanero e al Lago d'Orta,
costretti ad abitare su palafitte nei
piccoli laghi che allora esistevano.
Nell'età posteriore gli eventi di Boca
furono comuni a quelli di Cavallirio di
Cureggio, che conservano splendide pagine
del periodo della dominazione romana e
serbano memorie preziose di quell'epoca
importante e di quelle immediatamente
successive. Da queste memorie si apprende
che i numerosi popoli invasori dell'impero
romano hanno qui dominato
ininterrottamente e che questi luoghi
furono spesso campi di battaglia fra le
diverse genti che si disputavano il suolo
della fertile regione.
Il nome BOCA fa supporre, anche secondo
la tradizione locale, che sia derivato da
bocca di lago, e - in base a tale ipotesi
- da quel lago che, formato dalle acque
del Sesia, era situato dove ora è Prato
Sesia che in tale località esistesse un
lago ne hanno fatto menzione il Fassola
nella sua, Storia manoscritta della
Valsesia, il Bescape nella sua, Novaria
sacra, e il Giudice Ottone nella sua,
Storia antica della Valsesia, non
concordano però sul modo in cui
scomparve questo lago : il Fassola scrive
che fu fatto prosciugare dalla regina
Corduba, essendovi annegato il figlio ;
il Bescape, che si riempi de sé per il
rotolamento dei sassi ; il giudice Ottone
dice che fu opera dei Romani).
Per questo nelle carte antiche Boca è
chiamata in latino Bauca, benché sovente
si trovi pure il termine Bochae. Potrebbe
anche indicare la Bocca della Traversagna,
ossia il passaggio dalla valle di
Grignasco alla valle dove ora è il
Santuario del SS Crocifisso.
Anticamente il paese non era situato
regione occupata ora, ma più in alto,verso
i colli, nella regione di Vendri o Venero,
dove infatti sorge ancora sopra un
piccolo colle l'antica chiesa preromanica,
accanto alla quale è sorto poi il
cimitero di Boca. Allora il paese era
costituito tre territorii : Boca
propriamente detta, Piazo e Muzano.
Successivamente, essendosi staccata da
Muzano una sua piccola frazione, detta
Mazoria (l'attuale Maggiora), si andò a
poco a poco dimenticando il nome di
Muzano e sopravvisse quello di Maggiora.
Anche il nome di Piazo (situato dove ora
è Boca) fu sostituito più tardi da
quello di Boca, essendo gli abitanti di
questa frazione emigrati a Piazo (1342)(Casalis,
Dizionario geogr.-storico-statistico-commerciale
degli Stati di S.M. il Re di Sardegna. De
Vit, Memorie storiche di Borgomanero e...suo
mandamento, pp.94-95 - Morbio, Saggi,II,
p.84).
Un po' di storia.
Il paese è dunque antichissimo e la
Corte di Boca è già nominata dal
vescovo Adalgiso nell' 840, nelle sue
disposizioni testamentarie a favore della
Chiesa Maggiore di Novara.
In seguito (1152) Boca fu citata nel
diploma dell'imperatore Federico
Barbarossa, col quale donava a Guidone
conte di Biandrate il comune e il
castello. Fu pure citata nel 1196 nel
diploma dell'imperatore Enrico VI
rilasciato ai conti di Biandrate per la
stessa donazione (Antiche carte dell'Archivio
di S.Maria di Novara).
Il castello di Boca, situato nelle
vicinanze di Monte Albano (è questo il
più bel luogo dei dintorni : durante la
dominazione spagnola vi fu edificata una
bella costruzione con terrazze digradanti,
in mezzo a colli coperti di vigneti, su
un ridente poggio difeso a nord dai monti.
Appartenne ai conti Barbavara ; passò
poi alla famiglia Parruconi che vi fece
erigere un oratorio dedicata a S.Marco ;
passò quindi ai conti Tornielli. Qui si
raccoglie il vino migliore della zona e
si distinguono - nelle giornate limpide -
i laghi d'Orta, del Verbano, di Varese e
il tortuoso corso del Sesia, le città di
Novara e Milano, e inoltre i colli di
Tenda e i monti del genovese), dove ora
è il casino di caccia del Col. Zoppis,
venne poi distrutto,secondo quanto
afferma l'Azario nella sua Cronaca,
durante la lotta tra i Torriani e i
Visconti, unitamente a quelli di Gattico,
Vergano, Marzalesco e Maggiate.
Il primo ad avere la Signoria di Boca fu
Lumellogno Ildeprando (Guasco, dizionario
feudale degli antichi stati sardi e della
Lombardia, Pinerolo 1911), ma poi a suo
figlio Riccardo, conte d'Ossola, tale
Signoria venne confiscata dall'imperatore
Arrigo I. Questa confisca fu confermata
dall'imperatore Corrado, che il 10 giugno
1025 donò Boca al vescovo di Novara, il
quale tuttavia non poté entrarne in
possesso per l'opposizione di Riccardo II,
figlio di Riccardo conte d'Ossola.
In seguito, una sorella di questi sposò
Guido I, conte di Pombia, che il 4 luglio
1070 cedette al figlio Alberto di
Biandrate la signoria di BOCA. Questa
passò poi, fra varie vicende, ai
discendenti Gozio, Ottone, Corrado e
Opizzone - come risulta da un notaio
Bentivoglio - e sucessivamente a brevi
Signorie di famiglie di BOCA e dintorni,
fra cui quella di Raschenus de Bocca, che
fu uno dei firmatari della Convenzione
fatta tra i Novaresi e i Conti di
Biandrate, nel 1202, Manoscritto e
pergamene nell'Archivio di S.Maria a
Novara - DE VIT, o.c. p.218).
Il 23 luglio 1402 Giovanni Galeazzo Maria,
duca di Milano, infeuda della Signaria di
BOCA Francesco Barbavara, conte di Pietre
Gemelle, al cui figlio però il duca
Filippo Maria lo toglie per infeudarne (15
aprile 1483) Luigi Terzaghi.
Sul principio del secolo XVI fu investito
del feudo di BOCA Anchise Visconti d'Aragona,
signore di Oleggio Castello e di
Castelleto sul Ticino, uomo illustre per
valore militare e per il senno rivelato
nel maneggio di alti affari. A lui, per
la prima volta, gli uomini di Boca fecero
giuramento di fedeltà il 24 giugno 1514,
rinnovato il 16 maggio,1524, come consta
da un istrumento di Andrea Piantanida e
come pure da un atto rogato da Cristoforo
Ragazzini.
Sul finire dello stesso secolo XVI si
trovano qualificati come Consignori di
BOCA i Signori Francesco Bernardino e Gio
Angelo, fratelli Viscardi. La signoria
passa quindi alla Camera di Milano che la
vende a Ferdinando Rovida viene creato
Marchese di BOCA il 15 settembre 1675,
con titolo trasmissibile al primo figlio
maschio MANNO (Dizionario feudale degli
antichi Stati continentali della
monarchia di Savoia, alla voce BOCA).
Con l'abolizione dei feudi, in seguito
alla rivoluzione francese, BOCA passa
sotto il mandamento di Borgomanero.
LA VITICOLTURA A BOCA E NEL
NOVARESE
La vite, vanto dei nostri agricoltori, è
per noi coltura antichissima.
Già veniva coltivata nella nostra zona
prima della colonizzazione romana in modo
poco razionale, con vitigni poco adatti,
a noi sicuramente non pervenuti , come
pure la vinificazione. Il vino veniva
consumato con aggiunta di miele ed altri
aromi, forse per mitigarne
lacidità. Plinio nel primo secolo
dopo Cristo ( Historia naturalis, lib
XVIII,cap25 n°48) criticava la
produzione vinicola del novarese. (Il
nostro clima non permetteva sicuramente
la coltivazione della vite come nella
zona di Roma.)
Scriveva (da novariensis agricola)
lagricoltore novarese non
pago della molteplicità dei tralci da
stendere, ne della quantità dei rami,
avvolge ancora i tralci ai branconi
positivi; e così anche per i difetti del
terreno, e a causa della coltura i vini
divengono aspri .
In quel periodo solo i nobili e le classi
dirigenti avevano lambizione di
colture specializzate per migliorare il
prodotto. Solo i ricchi potevano dedicare
tanta cura alla vite. La massa contadina
si preoccupava più della quantità, che
della qualità, e i tralci sugli alberi
venivano così irrazionalmente aumentati
al massimo.
Fu in seguito alla colonizzazione romana
che si diffuse la potatura della vite da
noi. Il nostro vino migliorò talmente da
venire usato come moneta e divenne una
fonte sicura di reddito favorendo lo
stanziamento della comunità agricola.
Esso fu portato verso zone sempre più
lontane e giunse con un viaggio
lunghissimo, prima per via terra sino in
Liguria e poi con navi, sino a Roma ove
fu molto apprezzato sulle mense patrizie.
I carri, che percorrevano una strada
malagevole e pericolosa, al ritorno
trasportavano dalla Liguria il sale.
La vite continuava però ad essere
coltivata col sistema ad altena
cioè attorcigliata agli alberi di
castagno che a Boca abbondavano.
Raggiungeva grandi altezze e la vendemmia
veniva effettuata usando lunghe scale e
così pure lexgarzolatura
dei tralci inutili. Era un lavoro
non privo di pericoli e molto faticoso.
Furono i monaci Benedettini di S. Nazaro
Sesia che insegnarono per primi verso
lanno mille circa a coltivare la
vite attaccandola a pali conficcati nel
terreno, dapprima a fila semplice, poi in
doppia fila sostenendo i tralci con
bastoni posti di traverso ( sistema a
pergolato o topia). Metodo sicuramente
migliore rispetto
allattorcigliamento sugli alberi,
ma spesso le coltivazioni venivano
danneggiate dai venti durante i temporali
che abbattevano i pali di sostegno delle
viti.
Sempre i monaci, in età alto-medioevale
introdussero presso i nostri viticoltori
una precisa tecnica di coltivazione: la
diffusione delle viti per propaggine e
per talea e più di tutto una razionale
potatura, migliorando nel contempo le
tecniche di vinificazione.
Già nel 1300 il nobile cronista novarese
Pietro Azario celebrò il nostro vino
come: "Rinomato sin
dallantichità
Molti furono come si vede i sistemi
adottati dalle nostre genti nella coltura
della vite , ed essi mutarono
gradualmente nei secoli perfezionandosi
nei metodi di coltivazione e nelle
qualità dei vitigni.
Il commercio si sviluppò nel secolo XVI,
verso Novara e il Vescovo di Novara Carlo
Bescapè era tra i migliori clienti. Per
opera del Cardinale Mercurino da
Gattinara venne introdotto alla corte di
Carlo V.
Sincominciò anche
allesportazione, a dorso di mulo,
in Svizzera con botticelle da soma di
litri 22 attraverso i valichi montani del
Sempione e del passo San Giacomo. Nel
XVII secolo si incominciò la pratica
della roncatura ossia la
formazione di veri e propri vigneti
regolari a linee trasversali al pendio,
terrazzato nelle pendenze più forti con
muretti di sasso a secco.
I pali di legno verticali, sotto la
spinta del vento, non sempre reggevano il
peso dei tralci carichi di uva e talvolta
crollavano trascinando nella loro rovina
i grappoli maturi. Fu lArchitetto
Alessandro Antonelli di Maggiora, geniale
costruttore di miracoli di statica
muraria come la Mole di Torino, la cupola
di San Gaudenzio di Novara e del nostro
Santuario, a trovare una soluzione
pratica, egli per primo, sfidando la
diffidenza dei viticoltori locali studiò
la campanatura dei pali di
sostegno, ossia mise quattro o sei pali
per piede di vite obliqui in modo che la
loro inclinazione verso linterno
compensasse la forza traente dei tralci
carichi di uva, ottenendo una situazione
di equilibrio. Tale sistema da noi ancora
usato nei vecchi vigneti viene chiamato
quadretto maggiorino". (Vedi
foto sotto)

La situazione politica risorgimentale
ebbe ripercussioni anche nella nostra
viticoltura, quando al tempo di Carlo
Alberto, lAustria rincarò il dazio
per limportazione dei vini
piemontesi in Lombardia, chiuse in
pratica questo tradizionale mercato ai
nostri produttori. Per fortuna la crisi
della viticoltura in Francia, susseguente
alla guerra del 1870 aprì un forte
sbocco ai nostri vini oltralpe.
Ora il nostro vino comincia ad essere
apprezzato in tutto il mondo e favoriti
dalla meccanizzazione, stanno sorgendo
sempre nuovi impianti cambiando ancora
una volta il volto dei nostri vigneti.
Ora si coltiva la vite a spalliera
, più comoda per la lavorazione
con le macchine.
Per sostenerla si usano pali in cemento
ben ancorati al terreno che resistono al
vento ben allineati. I più moderni
metodi di vinificazione, la scelta delle
uve, la sgranatura, la fermentazione più
controllata, la pulizia delle botti, i
frequenti travasi, la colmatura delle
botti e soprattutto la grande pulizia in
cantina, permettono di ottenere prodotti
più sani, invecchiati tranquillamente
nelle cantine a temperatura quasi
costante e imbottigliati al momento più
opportuno per soddisfare il palato dei
più sofisticati ed esperti clienti.
Il controllo sulla produzione ed il
disciplinare del vino DOC danno poi la
sicurezza della qualità e della
genuinità del prodotto.
"...Or dunque
rimane provato che le colline del
Novarese possono gareggiare coi colli
della Borgogna..."
CAMILLO CAVOUR- Lettere edite ed inedite
|
--
COME ARRIVARE A BOCA--
|
|

Se vuoi la mappa con le
principali vie di comunicazione clicca
qui: MAPPA
|
|